Memorie Infrante

Antico è il mio lignaggio, così come perduto è il mio nome mortale... Cacciatrice insaziabile di passioni e avventure. La dannazione è la mia vita, e queste sono le mie terre... Che tu sia benvenuto, chiunque tu sia!

La Bambola di Porcellana


Nome: Reyko Tanako
Luogo di Provenienza: Tateyama
Data di Nascita: 03 febbraio 1773
Morta il: 1800
Rinata il: 03 febbraio 1800

Amo&Odio







Doni Immortali

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Special Thanks

| image by herlastday, jack-evans, Heise, LadyValmar AnkHwedjASeneb"Ïl ₣ÖlLΞ", "Lost Slade""DarkLisy"

"DeviantArt"

giovedì, 19 novembre 2009

Dolce oblio

La carrozza oscillava nel suo perpetuo viaggio lontano da quel marciume, lontano da quegli occhi isterici.dark street Per la prima volta dopo tanti secoli, quella notte sognai. Sognai mura infrante, volti sfugirati, urla e pianti. Vi era un dolore e una sofferenza immensi, e ogni volto che incontravo ovunque i miei occhi si posassero era quello di Camila.

Ma per quanto la mia mente non volesse assopirsi, il mio corpo restava immutato, come quello di un cadavere appena morto, ero prigioniera di me stessa e le catene che mi trattenevano erano più resistenti di qualsiasi metallo esistente... Un dolce oblio.

Ancora una volta la consapevolezza che durante le ore diurne potesse accadere di tutto prese il sopravvento, accompagnandomi fino al tramonto.

Quando aprì gli occhi, la carrozza si era fermata, e la quiete regnava tutto intorno, pensando al peggio mi sollevai dal mio sonno e cercando di capire cosa stesse succedendo. Appena scesa vidi il cocchiere e Camila dirigersi verso la carrozza, il volto di lei era raggiante, sembrava che nulla fosse successo. Il suo volto si apriva in un sorriso sempre più grande mano a mano che mi veniva incontro, era euforica quando mi abbracciò.

"E' un paese meraviglioso questo, lo adorerai, come già lo adoro io." Mi disse in un sussurro.

Non potei far altro che ricambiare il suo abbraccio e annuire alle sue parole, avrei fatto di tutto per quella ragazzina e la sua felicità, ma quel pensiero riportò alla memoria il volto di Esteban e quello che era successo, e che ora sapevo, non avrei potuto evitare.

Con la carrozza ci dirigemmo presso questo paese, di cui oggi non resta ormai nulla nemmeno il nome, era poco più che un piccolo aglomerato di casupole, l'aria fresca dell'aperta campagna era frizzante, portando con se una sensazione di pace.

Una volta arrivati alloggiammo alla piccola e unica taverna, l'oste ci accolse con calore, segno che le doti di Camila erano servite per spianarci la strada e non avere ulteriori problemi. Una volta depositati i bagagli congedai il cocchiere e andammo a curiosare tra le strette vie del paese. Camila mi teneva per mano, trascinandomi da una parte all'altra fino a condurmi ad una vecchia casa in disuso ormai da anni. Si fermò davanti al cancello arrugginito, poi si voltò verso di me sorridendomi:

"Che ne dici? Sembra accogliente, con un po di pulizia sarà meravigliosa..."

"E' bellissima..." le risposi, incapace di proferire altro, lei mi osservava, lo sguardo pieno di comprensione, era come se questa volta fosse lei a leggere nei miei pensieri.


"Sarebbe perfetta per noi, ricorda tanto la nostra casa a Toledo... Potrebbe portarci la stessa felicità non trovi?"

"Se è questo che vuoi piccola mia cercherò di accontentarti, domani..."

Scosse il capo, fermandomi con un gesto della mano: "E' libera, è stata abbandonata più di venti anni fa, e il vecchio proprietario non aveva eredi, possiamo averla chiedendo semplicemente al Sindaco, perdona se mi sono informata prima di parlartene, ma è stato più forte di me..."

"No, va bene così, dopotutto ci serve un po tempo per fermarci, se è questo che vuoi."

Lei annuì contenta, gli occhi colmi di lacrime di gioia.

Fu lei a prendere in mano la situazione questa volta, andò a parlare con il sindaco e la sera successiva ci fece ottenere i permessi e le carte per rendere nostra quella casa.

Una volta al suo interno dovevamo solo ripulirla dall'incuria, poi sarebbe stata pronta per essere abitata. Certo, quel piccolo paesino dava poco spazio ai delinquenti, e cacciare li per me significata cibarmi di animali nei dintorni, e dei malfattori che per caso capitavano li. Potevo sempre nutrirmi degli abitanti senza necessariamente ucciderli, ma non volevo farlo, avrei lasciato che quelle persone vivessero inconsapevolmente ancora per un bel pò di tempo.

I giorni passarono, e così le settimane e i mesi, Camila aiutava il sindaco di modo da potersi sentire autosufficiente, sebbene non ce ne fosse la necessità voleva che tutto sembrasse normale agli occhi altrui. Nel suo tempo libero invece dava lezione gratuite di pianoforte ai bambini più portati. In poco tempo si fece amare da tutti, e lei amava quel mondo fatto di poche ed essenziali cose materiali. Capì osservandola che lo sfarzo che avevo cercato di donarle a Toledo era stato oppressivo. Ora la vedevo sorridente e parlava addirittura della sua città natale e del giovane che le insegnò tanto, una vera bellezza a suo dire.

E così passarono gli anni, tutto si dissolse lentamente, da prima la paura che durante il nostro viaggio ci era alle calcagna, poi gli orrori di Dominique ed Etienne, e in seguito quello che ci costrinse a lasciare Toledo, ora ricordavamo con piacere i bei momenti passati davanti al fuoco o in taverna con Esteban, prima che a lui venisse offerto questo oscuro dono, e lentamente perdemmo la voglia di continuare il nostro viaggio. Camila divenne una donna meravigliosa, corteggiata da tutti, ma lei aveva sempre e solo in mente il suo giovane amore che per tanto tempo aveva tenuto nascosto nel cuore...

Dal canto mio lasciai che tutto si compiesse, che fosse lei a decidere, senza che la mia innaturalità la segnasse...

Fu in quel luogo che scoprì che non siamo fatti per retare a lungo in un luogo, che per quanto non siano visibili ad occhio nudo, ogni città ha le sue sbarre che tengono imprigionati, e a malincuore, dovetti ammettere che mi mancava la compagnia di un immortale, uno simile a me, uno che per quanto concepisse la nostra mostruosità non si comportava di conseguenza, ma anzi che cercasse di portare del bene sebbene dannato...

Ero in stasi, in attesa che qualcosa accadesse, poi una notte poco dopo il tramonto Camila tornò a casa di corsa, il respiro affannato, con un volantino logoro in mano.

"Il nostro viaggio può ricominciare Reyko."

Le guance rosse per l'emozione e gli occhi pieni di aspettativa mi trascinarono nel vortice del suo entusiasmo, lentamente abbassai lo sguardo verso il pezzo di carta. Aff_ciwl_orient_express4_jw


E tutto si compì. Un nuovo viaggio ci attendeva, uno che mi avrebbe riportato a casa...




















Continua...

Firmato BloodyDarkness
Alle ore 15:51
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venerdì, 23 ottobre 2009

Un luogo dannato

E invece vi ritornai, notte dopo notte, lasciando che Camila si godesse la bellezza di quella terra tanto declamata.
In principio ero curiosa di come vivessero gli altri della mia razza, poi compresi di quanto fossero ridicoli e ben

poco affini alla vita in generale.

Passavano le notti in quella strana città sotterranea, vagando come zombi in cerca di carne putrida da divorare,

pochi parlavano tra loro e quasi sempre queste conversazione erano sconnesse, quasi incompresibili alle orecchie

altrui. Non un sorriso o delle risa venivano udite. Lentamente non mi fu difficile conoscerli tutti, apprendere chi

era più incline a parlare e chi invece sembrava appartenere ad altri universi... In queste notti i loro nomi si sono

persi nei mille ricordi e nelle gesta eroiche di altri, era come se, una volta ricevuto il dono dell'immortalità,

attendessero come dei gusci vuoti...

Oltre a Dominique solo un altro nome è rimasto impresso nei miei pensieri, forse per la sua pericolosità e la sua

sete, Etienne Durand. Awakening_At_6_a_m__by_AnkHwedjASeneb
Era un ragazzo di vent'anni circa, il classico standard francese di quei tempi, alto, dagli

occhi glaciali e i capelli color del sole, con un'aggiunta di quell'aria da snob che si potrava dietro

costantemente. Anche lui come Dominique vestiva abiti sudici e consunti. Uno dei pochi che non si tirava indietro

davanti ad una buona conversazione.

Fu abbracciato qualche anno prima, e ancora tutto gli sembrava nuovo e appetibile, forse per questo motivo che

risultava essere più simpatico degli altri.

Una notte decisi di cacciare con loro, Dominique e Etienne.

La notte era umida per via della pioggia incessante di quel periodo, ma ciò non fermò certo la vita di quella città.

Gli uomini andavano in giro con i loro mantelli e i cappelli, attraversando le strade su quelle loro carrozze tanto

sfarzose, molti altri invece erano seduti sui marciapiedi bagnati, il volto tra le mani sporche, in cerca di qualche

moneta per poter mangiare. Di qualche passo dietro ai due francesi restavo ad osservare in silenzio i loro movimenti e le occhiate che

lanciavano di tanto in tanto nei vicoli più bui. I loro passi sembravano seguire un cammino casuale, ma imparai che

nulla per loro era casuale...

Ben presto si fermarono di fronte ad un grande palazzo a base rettangolare, sembrava un ospedale, con le griglie

alle finestre e le porte sprangate. Da esso arrivavano pianti e gemiti... Poi compresi, era un orfanotrofio.

Impallidì...

Poi tutto accadde troppo velocemente perchè potesse essere vero. Le due figure si inoltrarono nella penombra del vicolo, passarono oltre la porta dello stabile senza far alcun rumore, qualche minuto dopo ne uscirono con in braccio due bambini piccoli, entrambi addormentati.

Li osservai per un breve istante, negli occhi di Etienne scorsi una follia ben radicata e una scintilla di eccitazione nel guardare il fagotto che aveva tra le braccia, Dominique invece rideva, posando i suoi occhi neri su di me, mentre cullava il piccolo che portava con se. Non potei assistere oltre, con il favore delle tenebre me ne andai, lasciandoli soli...

La notte successiva non volevo tornare da loro, camminai per la città, assaporando gli odori delle prime ore della sera, quando, svoltato un angolo mi trovai dinnanzi a Dominique ed Etienne:

"Ci sei mancata ieri notte Reyko, saresti dovuta restare, il banchetto era grandioso..." La voce di Etienne aveva un tono isterico quasi.

Li osservai entrambi, mentre Dominique aveva un sorriso perenne sul volto: "Abbiamo un'educazione troppo diversa, sono solita nutrirmi di ben altro sangue..." La rabbia ribolliva in me, si erano nutriti del sangue di innocenti, non potevo sopportarlo, nei loro volti vedevo quello di Camila...

"Nessuno, è al sicuro con noi, siamo predatori..." Era Dominique ora che parlava: "Il sangue innocente ci aiuta a restare in questo mondo, ci da nuova forza e ardito vigore, senza di esso moriremmo... Devi renderti conto Reyko che ormai noi siamo morti, ci siamo lasciati alle spalle ogni genere di vita, non possiamo intrattenerci con i mortali, viaggiare con loro... Dopotutto loro sono il nostro pranzo, e di tanto in tano ci concediamo un premio per così dire, per aver rispettato le nostre regole. Ben presto capirai queste parole e ti unirai a noi, sono solo carne, che presto o tardi marcirà..."

Non potevo credere a quelle parole, erano oscene, quelle parole rimbombavano nella mia testa, martellando incessantemente dalla paura di andarmene da loro, nessuno era al sicuro in quel luogo...

"A domani notte Reyko" prima di andarsene Etienne si voltò verso di me salutandomi come avrebbe fatto un bambino contento del regalo ottenuto.

Restai immobile per qualche minuto, incapace di muovermi e di pensare, poi decisi. Un luogo del genere non avrebbe avuto vita lunga, e loro al momento erano in troppi, non potevo fronteggiarli.
Mi mossi più veloce che potevo per raggiungere Camila, ma nella nostra stanza non c'era, chiesi all'oste e a chi era presente in taverna, ma nessuno l'aveva vista fare ritorno. Uscì di nuovo, avevo soltanto poche ore prima che sorgesse il sole, dovevo trovarla e portarla via da quel posto. Visitai musei, chiese, taverne... Poi passando da fuori ad un cafè lontano dal centro sentì la sua risata ed entrai, la scorsi in un angolo dell'affollato locale, era in compagnia con altre due ragazze pressapoco della sua età.

Mi pianse il cuore nel doverla strappare a quella allegria ritrovata, ma ne andava della sua salvezza. Le feci un cenno, e con grazia si liberò di quelle ragazze.

Si diresse verso di me, il sorriso ancora sul suo volto si spegneva ad ogni passo che si avvicinava a me...

"Qualcosa non va Señora?" il suo tono era seriamente preoccupato, mentre gli occhi cercavano una conferma.

"Si piccola mia, dobbiamo andare via da qui subito. Mi dispiace" Le carezzai il volto e lei annuì.

Tornammo in taverna e preparammo i bagagli, pagai generosamente l'oste e ci apprestammo a lasciare quel luogo dannato...

La carrozza percorse tutta la città, e all'altezza del cimitero percepì qualcosa, mi sporsi e vidi Etienne e Dominique dall'altra parte della strada, il volto contorto in una maschera di rabbia furiosa.

Nella mente sentì il sussurro di Etienne: "Ti daremo la caccia, dovunque andrai non sarai mai al sicuro Bambola di Porcellana, tu e la dolce creatura che ti porti dietro, non potrete scappare per sempre..."

Poi tutto tacque, mentre in lontananza il sole sorgeva io scivolavo in un sonno di eterni incubi.

Firmato BloodyDarkness
Alle ore 13:46
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In: caccia, incontri immortali


giovedì, 22 ottobre 2009

La tana del lupo

... Li guardai tutti, uno per uno, osservavo i loro volti ghignanti e quanta repulsione provai allora, nel capire che ero finita nella tana del lupo. Ma allora erano altri tempi, in cui cercavo la compagnia di altri immortali, sperando di trovare un conforto e una guida che non avevo mai avuto.

Desiderai ardentemente stare con loro, sebbene il posto fosse sudicio e squallido, ma dietro di esso si fece largo un nome nella mia mente che non potei ignorare, sebbene potessi bandirlo rendendolo soltanto mio.

Presi un sospiro profondo, poi parlari: "E' un piacere sapere che ci sono altri della nostra razza, ma non sono qui per restare, il mio viaggio deve proseguire per mete ben più distanti." Cercai di essere il più cordiale possibile, anche se  una paura incombente si faceva sempre più pressante.

"Non puoi lasciarci così presto" disse Dominique, il volto ora atteggiato ad una maschera triste: "Resta per qualche giorno, il tempo necessario per conoscerci meglio, dopotutto hai ragione, è tremendamente difficile trovare uno di noi in giro, a maggior ragione qualcuno che fa sfoggio della sua ricchezza."

La paura divenne terrore, simile a quello che provai anni addietro, quando temevo di morire affogata, ero in trappola, non potevo evitare tutto questo, ne sarebbe scaturita una caccia senza tregua...

Scrollai lievemente le spalle: "Daccordo resterò per un pò, il tempo necessario per attendere la prossima diligenza per proseguire il mio viaggio." cercai di mantenere un tono tranquillo e il più sincero possibile.

"Fantastico" esclamò Dominique, la voce squillante quasi mi assordò tanta era la sua euforia. "Torna domani notte appena poco dopo il tramonto, così potremo passare più tempo insieme." A qualcuno sfuggì una sottile risata, troppo breve per credere che fosse reale.

Annuì ed uscì dal passaggio che mi aveva portato in quel luogo.

Vagai per la città, senza guardarla realmente, la sua bellezza non riuscì a scuotermi da quel torpore, da quella paura che provavo così vivamente... Non ricordo per quanto tempo restai in quello stato, due ore, forse tre, poi lentamente quando trovai la calma tornai da Camila, che nel frattempo era riuscita a trovare una stanza in una locanda molto appartata in uno dei quartieri più fatiscenti di Francia.

Le raccontai tutto, non potevo nasconderle il  mio turbamento, e lei dolcemente mi disse che si fidava di me, del mio giudizio e del mio istinto e che tutto sarebbe andato per il meglio, ora che ci apprestavamo a iniziare una nuova vita...

Ah quanto si sbagliava la mia dolce bambina, se avessi avuto la saggezza che ho ora, dopo tanti secoli, avrei preso la prima carrozza e sarei corsa via, veloce come il vento da quella tana.


Continua...

Firmato BloodyDarkness
Alle ore 14:48
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martedì, 20 ottobre 2009

Pietra e Aria

... L'essere che uscì da quel buco era una meravigliosa donna, una bellezza di un altro secolo, il volto era bianco e liscio come il marmo, i capelli, al contrario erano del colore del fuoco, e gli occhi erano perle nere, nelle quali si poteva facilmente perdere la propria anima. Studiai attentamente la sua figura, il contrasto tra la sua bellezza e la decadenza degli abiti che indossava, quasi non le importasse che fossero ormai dei brandelli di tessuto legati insieme a stento.

"Aspettavate me... Non comprendo" La mia voce rieccheggiò in quell'antro, era come se stesse parlando qualcuno altro, mentre io ero una testimone silente di quel bizzarro incontro.

"Non potresti comprendere. Ti basti sapere che prima o poi tutti quelli della nostra razza arrivano a noi, dovunque essi siano, trovano sempre la strada per arrivare a casa." Il suo volto si deformò in un falso sorriso, la luce infondo agli occhi era piena di follia.
Si voltò ad indicarmi l'apertura dalla quale era arrivata: "Voglio mostrarti che dopo tutto non sei sola, noi preferiamo riunirci in piccoli gruppi, per sostenerci a vicenda..."

Ancora oggi non so dire cosa mi spinse a muovere  i miei passi verso quella fessura, forse curiosità, o forse la remota speranza sotterrata nel mio cuore che dopo tutto due o più individui della nostra razza possano coesistere insieme, aiutandosi e supportandosi... Non essere più da sola, senza dover nascondere chi sono...

Entrai.

La donna dai capelli rossi dietro di me, sapevo che mi seguiva sebbene i suoi passi fossero leggeri, come quelli di un predatore che, affamato segue la preda in attesa del succulento pasto.

L'oscurità si faceva sempre più fitta mano a mano che mi inoltravo in quel passaggio, fino a quando una piccola fiammella annunciò il traguardo. Mi trovavo in una stanza esagonale, dal soffitto ad archi, da qui si diramavano cinque stradine ricoperte di ciottoli... Erano le fondamenta della città. Istintivamente mi chiesi come fosse possibile vivere in quel posto, lontano da qualsiasi cosa di vivo.

Tutto intorno a me piano piano scorsi piccoli occhi nel buio, mi studiavano, osservavano i miei vestiti, i capelli, i miei pensieri...

Mi voltai verso la donna, sul suo volto ancora il sogghignio di poco prima, allargò le braccia, come se volesse abbracciare l'intera stanza:

"Io sono Dominique e questi sono i miei fratelli e le mie sorelle, benvenuta in Francia."

Dalle tenebre uno ad uno si rivelarono dodici volti, tutti diversi tra loro, ridevano e osservavano con curiosità la mia figura.... E anche se non avevo necessità alcuna di respirare, in quel momento mi mancò l'aria, e tutto fu buio...


Continua...

Firmato BloodyDarkness
Alle ore 16:50
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giovedì, 09 aprile 2009

Una nuova vita

... Il viaggio in carrozza fu indubbiamente scomodo, soprattutto per Camila, ma era il modo migliore per allontanarsi da Toledo e non destare sospetti per me. Osservavo il suo volto durante la notte, lo sguardo fisso nel vuoto, osservava qualcosa che andava al di la del visibile.  Nessuno riusciva a capire cosa stesse pensando,  e io non volevo infrangere quello scudo che aveva eretto per proteggersi. Aveva visto troppe cose, cose che da sola non riusciva a spiegarsi, ma che nello stesso tempo temeva di chiedere a me. O almeno questo era quello che intuivo.

Di una cosa ero certa, era tremendamente triste, non riusciva a scrollarsi di dosso quello che era successo, e le conseguenze che sarebbero derivate da tutto ciò. Ricordo che una notte lontana mi ero ripromessa di confidarle che a Toledo c’era ancora qualcuno che la pensava, e che la piangeva. Qualcuno che apparteneva ad un mondo normale, qualcuno che non si doveva rifugiare in una bara di giorno per sfuggire dai raggi del sole… E ora, che la vedevo in quello stato, rimpiangevo di non averlo fatto prima. Se lo avessi fatto forse lei mi avrebbe lasciata, riprendendo a vivere la vita che si era lasciata alle spalle, non avrebbe mai incontrato Damian, e non si sarebbe affezionata così tanto a Esteban… Ma per quanti poteri questa vita potesse darmi, non ero in grado di tornare indietro nel tempo e sistemare le cose per il meglio di tutti.

In quel frangente mi nutrì solo il minimo indispensabile, e nemmeno tutte le notti. Volevo lasciarmi la Spagna alle spalle, sebbene i ricordi mi avrebbero seguita per sempre. Chissà se avrei ancora rivisto il mio Infante… Chissà se gli avevo donato abbastanza conoscenze per poter sopravvivere…

Poi lentamente il paesaggio iniziò a mutare, attraversammo una tortuosa catena montuosa e al di là i colori ripresero a brillare… Il mio cuore era ancora pesante, ma dovevo tenere libera la mente per il futuro, e per fare del bene a quella ragazza che seguiva ogni mio passo ciecamente. Anche Camila sembrava giovare della variazione di vegetazione, sebbene continuasse a restare nel suo silenzio, almeno ora il suo sguardo era vivo e interessato a quello che ci circondava…

La notte successiva al nostro ingresso in terra di Francia, facemmo una breve tappa per far ristorare i cavalli, e fare così una passeggiata prima di ripartire. Lei era al mio fianco, come sempre, camminava lenta, osservando tutto intorno, e assaporando l’aria fresca che le sfiorava il volto, non potei resistere oltre, appena ci fummo allontanati dalla carrozza mi voltai verso di lei e la guardai fissa negli occhi, Camila ricambiò quello sguardo, nei suoi occhi non scorgevo più la tristezza, forse solo un po’ di amarezza… Non riuscì a dire nulla, ma mi chinai appena e l’abbracciai. Dovetti fare attenzione a non stringere il suo corpo fragile più del necessario, tanto era il mio desiderio di consolarla. Quando inaspettatamente percepì inizialmente alcuni sussulti e puoi un lieve pianto. Affondò maggiormente il volto nel mio abbraccio e io sorrisi per aver riavuto la mia Camila.

Restammo così immobili e in silenzio per un tempo infinito, poi le sussurrai all’orecchio:

“Non temere piccola mia, andrà tutto bene, qui potrai avere la vita che vorrai senza che nessuno ti faccia del male, te lo prometto…” 

Lei non riuscì a rispondere, ma strinse ancora di più il suo abbraccio attorno alla  mia vita. Poi, un lieve fruscio ci riportò alla fredda realtà. Il carovaniere era venuto a prenderci per poter ripartire. Tornammo così sulla carrozza, dove gli comunicai che per ora ci saremo diretti verso la costa, di modo da poter riposare a dovere, nel piccolo paese di Bayonne,bayonne avremo potuto recuperare le forze e tutto il necessario per riprendere il viaggio verso Bordeaux.

Arrivati in prossimità di Bayonne, cercai di farmi un’idea di cosa poteva aspettarci, ero terrorizzata dall’incontro di un altro membro della mia specie. Dalla mia analisi tuttavia avevo trovato tracce di alcuni vampiri che vivevano però lontano dal centro abitato, in prossimità del cimitero della zona. Valutai che la loro distanza non avrebbe comportato un grosso problema, ma dovevo stare attenta a non attirare la loro attenzione, e soprattutto la loro ira. Decisi così di prendere il coraggio a due mani, e gli feci visita dopo essermi nutrita dopo tanto tempo con una certa soddisfazione. Ma prima dovevo parlarne con Camila, mi ero decisa a non nasconderle nulla, i segreti e le menzogne non dovevano più esistere tra di noi.

“Non temere mia dolce niňa, andrà tutto bene vedrai… Non riusciranno a farci del  male. “

Il suo sguardo era carico di terrore, ma anche di coraggio e voglia di vivere quando parlò: “Promettimi… promettimi che se dovessi percepire un pericolo, promettimi che tornerai subito da me…”

“Lo farò, sai che non posso vivere lontano da te…”

Le risposi dolcemente, baciandole lievemente la fronte.ntano da teMi allontanai dal carro e dalla mia dolce Camila, in direzione di quel lugubre luogo… Non capivo come la civiltà occidentale preferisse seppellire i propri morti piuttosto che bruciarne i resti…

Non ci volle molto per arrivare nei pressi del cimitero,  vi entrai con passo lento ma deciso, il portone in ferro battuto era pesante e vecchio, alcuni cardini erano addirittura arrugginiti. Non feci nulla per nascondere la mia presenza, e nella mente continuavo a ripetere: “So che siete qui…” di modo che chiunque possedesse i miei stessi poteri fosse in grado di localizzarmi.

Un passo dietro l’altro, e mi ritrovai al centro del cimitero, una zona in cui presumibilmente venivano sepolti i nobili di quel paese, dalle lapidi semplici e grezze e dalle fosse comuni, si era passati a statue di fattura quasi perfetta, vere e proprie opere d’arte.statua2

Rimasi qualche istanti ferma ad osservarmi intorno, in attesa di un suono che mi indicasse la presenza di qualcuno… Poi notai una statua in penombra, più trascurata delle altre, e compresi… Mentre mi dirigevo verso di essa mi costrinsi a non pensare ad altro se non al mio invito di farsi avanti, una volta davanti alla statua vi girai attorno in cerca di un passaggio nascosto, e proprio al di sotto del grande cespuglio di rovi alle sue spalle lo trovai. Era stato scavato molto tempo fa, e si gettava quasi in verticale verso il vuoto della terra. Il tanfo di muffa e morte mi inorridiva a tal punto da dover porre una mano sulla bocca, sebbene questo gesto apparteneva più alla mia parte mortale… Scesi le scale rudimentali scavate nella pietra per molti minuti, fino a quando non raggiunsi un piccolo cerchio illuminato solo dalla fievole luce della luna.

Improvvisamente un suono sordo proveniente dal muro alle mie spalle mi fece voltare, giusto in tempo per notare il grosso pietrone che si spostava per far spazio ad una figura dai capelli color del fuoco.

“Benvenuta nella nostra umile dimora… Reyko, ti stavamo aspettando…”

 

Continua…

Firmato BloodyDarkness
Alle ore 15:33
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In: viaggi, incontri immortali


giovedì, 15 gennaio 2009

Una fine e un inizio

Dopo quella notte tutto cambiò... Tutti noi cambiammo...

Camila venne colta da un panico senza precedenti, nessuno riusciva a scuoterla da quel torpore che sembrava essersi impossessato di lei, non usciva più, e a stento mangiava qualcosa, principalmente si limitava a stare davanti al camino, lo sguardo fisso nel vuoto... Solo ogni tanto portava la sua attenzione su un vecchio libro ormai logoro che teneva aperto sulle ginocchia, anche se dubito leggesse realmente quello che vi era scritto...

Io restavo ad osservarla dallo stipide della porta a braccia conserte, cercando di capire a cosa stesse pensando... Ma per quanti sforzi facessi, vi era un muro insormontabile nella sua testa. Ero solita alzarmi presto, appena dopo il tramonto, cacciavo nei vicoli più malfamati della città, come avevo fatto prima del mio incontro con Camila, ma capivo che era cambiato qualcosa in me, sebbene ancora al tempo non riuscivo a capire con esattezza cosa. Da subito insegnai al mio infante come cacciare, e sopratutto a come doveva farlo da solo... Per entrambi era un sollievo credo, avere questi piccoli momenti di intimità... Almeno per me. Ogni volta che lo guardavo pensavo che se avessi agito in modo differente lui sarebbe morto, o forse sarebbe ancora nelle taverne con un calice di vino in mano ad intrattenersi con una bella donna... Mi chiedevo se avessi fatto la scelta giusta, ma era troppo tardi per i ripensamenti, soltanto con il tempo avrei potuto sostenere di aver avuto ragione... Non ebbi mai il coraggio di chiedergli cosa pensava, e ormai la sua mente mi era preclusa per sempre, era come se mischiando il nostro sangue si fosse creato un legame indissolubile tra di noi...

Esteban invece sembrava affascinato da tutto, e sapevo che era così, soltanto poco tempo addietro io avevo provato le sue stesse sensazioni... Si svegliava quando ormai le tenebre avevano invaso le strade di Toledo, si nutriva come gli avevo insegnato di fare... Ma per il resto continuava a frequentare le vecchie taverne e a intrattenersi con chi riteneva più adeguato, vantandosi più che mai del suo fascino che ancor di più attraeva sia donne che uomini, e andando in giro a fare lo sbruffone con tutti.

Passarono molti mesi, poi tutto mutò nella maniera più naturale possibile. Esteban voleva una casa tutta per se, e io dovevo trovare un modo per scuotere Camila, così in accordo io e lui decidemmo che la casa restasse a lui, mentre io e Camila avremmo intrapreso un viaggio che avrebbe toccato dapprima l'Europa, con le sue vecchie città, e poi il nuovo mondo che tanto l'affascinava... E in seguito segretamente cullavo il desiderio di portarla nella mia antica terra...

Quando tutto fu pronto ci salutammo...

Non sapevo se avrei più rivisto il mio giovane e irresponsabile infante, ma sapevo che si sarebbe messo nei guai una notte o l'altra... Gli lasciai abbastanza soldi e gemme per vivere con le agiatezze che più riteneva necessarie, il pianoforte, che dubito abbia mai toccato in tutta la sua vita immortale, alcuni libri, un piccolo diario di tutto quello che avevo fatto e quello che avevo appreso da sola, non volevo lasciarlo cieco in questo nuovo mondo...

E infine in una scatola di legno di ciliegio gli lasciai una spilla di giada a forma di libellula. Dragonfly

Partimmo...

Io e Camila attraversammo la Francia, facendo visita a Parigi, Lione, Bordeaux, Louvre... E poi volgemmo il nostro sguardo all'Italia, Milano, Firenze, Roma... Per poi dirigerci in Grecia, e risalire il continente verso la Russia, spingendoci fino l'India... Ma forse sto correndo troppo...

Successero molte cose, importanti e non che forse vale la pena rivivere e raccontare.

La nostra prima tappa fu la Francia...

Firmato BloodyDarkness
Alle ore 16:22
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In: viaggi


mercoledì, 14 gennaio 2009

Il principio della fine (utlima parte)

... Mentre mi dirigevo verso la Chiesa tutto sembrava immoto, come se la terra stessa avesse smesso di respirare. Non vi era nessuno per le strade di Toledo, non quella sera. Un'insolito spirito di sopravvivenza aveva tenuto tutti legati a casa, vicino al focolare e lontani dai guai. Come se sapessero...

La distanza che mi separava dalla Cattedrale sembrava immensa, sebbene distasse solo qualche miglio dalla casa di Esteban. Pensieri terribili vorticavano nella mia testa, e i loro volti si alternavano in uno strano gioco macabro...

Nessuno sapeva cosa sarebbe successo.

Come sola testimone avevamo la luna piena, che scrutava e giudicava le nostre scelte... Vivere o Morire?

Senza rendermene conto mi trovai l'ingresso dell'enorme edificio davanti. Calmai il passo e i pensieri, chiunque fosse l'arteficie di tutto questo non doveva percepire la mia paura, e il senso di fatalità che ad ogni mio passo cresceva. Non notai lo splendore della Chiesa di San Juan de Los Reyes, non ne avevo il tempo, ne tanto meno la voglia... Quello che sapevo è che aveva scelto un palcoscenico sicuramente d'effetto... Essendo ancora legata alle vecchie credenze della mia terra non avevo alcuna soggezione ad entrare in un luogo simile, e non credevo alle voci che di notte affollavano le taverne; non ho mai esitato davanti ad una corona d'aglio, o ad uno splendido crocefisso... Entrai, senza esitare, aprendo con estrema facilità il portone in pesante legno.

Un passo dopo l'altro iniziai a percorrere la navata centrale della Chiesa. Dalle alte finestre entrava abbastanza luce lunare da poter distinguere chiaramente l'arredo delle panche e i grandi affreschi, nonchè l'immenso altare fatto di oro, argento e chissà quale altro materiale pregiato. Intorno a me potevo ancora percepire l'odore dell'incenso usato nell'ultima messa serale. Tutti i miei sensi erano tesi, simili più a quelli di un predatore, che a quelli di un umano. Non potevo permettermi nessuna debolezza, e sopratutto non potevo permettermi nessun errore.

Ricacciai ogni altro pensiero, e mi dedicai al solo presente.

Non appena arrivai a metà della navata una fievole luce di candela venne accesa dal pulpito. La visione che mi si presentò mi raggelò il sangue nelle vene. Alla sinistra del grande crocefisso dell'altare vi era la mia dolce Camila, appesa, a simulare la stessa crocefissione, la testa inclinata a destra e i capelli che le ricadevano sul volto, respirava, di questo ero sicura. Ma al momento non era cosciente. A destra invece vi era Esteban, era piegato sulle ginocchia, il capo chino, le mani legate dietro la schiena, perfino da quella distanza potevo vedere che era stato brutalmente picchiato, fino a quando non si fu abbassato al suo volere...

E poi, una voce parlò...: "Benvenuta! Non pensavo saresti arrivata così in fretta. Devi tenere davvero molto a loro, visto che non ti sei nemmeno presa la briga di cibarti adeguatamente prima di venire qui."

Mi voltai ad osservare il volto di quella voce lugubre e monotonale, il suo tono, che forse per via dell'acustica della Chiesa, mi fece rabbrividire per un istante, sembrava provenire dall'oltretomba. Aveva ragione, in tutto il mio vagabondare non avevo badato alla mia sete, che lentamente, iniziava a farsi strada nella mia mente.

Tuttavia non dovevo perdere il controllo. Osservai più attentamente la sua figura. Aveva lunghi capelli neri che incorniciavano il suo volto e gli occhi erano di un profondo colore d'inchiostro. VampireSlayerPortava vestiti curati e di buon taglio, sebbene fossero vecchi. Ma quello che mi interessava non era la sua faccia... Era la sua mente... Un lampo di ricordi, rabbia e rancore, si mescolavano tra la sua vita mortale e quella immortale... Poi un volto che riconobbi subito.. Era l'uomo con cui avevo combattutto tempo addietro, quando incontrai Esteban. Era suo fratello.
Stranamente non si accorse di quello che potevo percepire da lui.

Chinai appena il volto in avanti e sogghignai appena al pensiero che non poteva fare altrettanto con me...: "Loro non ti devono interessare, questa è una questione che dobbiamo risolvere io e te..." La mia voce aveva un tono basso, e calmo, come se volessi provocarlo solo con esso.

"Non mentire!!" Urlò lui. "Sai benissimo che loro c'entrano tanto quanto te...! Dopotutto sei stata tu a far si che fossero parte integrante di tutto questo. E' colpa tua se ora si trovano in questa situazione. Dovevi lasciarli nell'ignoranza della loro mortalità se volevi che non venissero coinvolti in affari immortali."

"Non è certo colpa loro se tuo fratello non era abbastanza forte da tenermi testa, Damian." Fu la mia replica.

Sussultò nel sentire il suo nome, che ancora non aveva pronunciato davanti a me. La rabbia in lui crebbe maggiormente, ora che sapeva che potevo leggergli il pensiero. Ma durò un breve istante, aveva qualcosa che lo rendeva sicuro di se, attese un istante, raccogliendo la poca calma che gli era rimasta e poi replicò:

"Beh allora non c'è bisogno che io ti dica cosa ci facciamo qui!" Si voltò verso Camila, e con passo deciso le si avvicinò e le sfiorò una ciocca di capelli con la mano. Si chinò lievemente e ne respirò l'odore socchiudendo gli occhi. "Devi solo scegliere a chi tieni di più, Bambola di Porcellana, la piccola e innocente Camila, che ha ancora davanti a se tanti anni di vita... Oppure..." Si scostò da lei per andare questa volta verso Esteban, si inginocchiò per portarsi alla sua altezza e gli sollevò il volto con due dita della mano. "Oppure... Questo giovane irresponsabile che arde di un fuoco insolito per i mortali."

Sorrise quando si accorse che Esteban era ancora cosciente, sebbene al momento io non sapessi dire quali fossero le sue condizioni. I due si osservarono per qualche istante, e nel profondo pregai, sperando che, almeno per una volta nella sua vita Esteban facesse la scelta giusta per la sua situazione... Non terminai nemmeno di pensarlo che un ghiuzzo divertito gli balenò negli occhi e con le poche forze che ancora gli rimanevano sputò in faccia al vampiro che aveva davanti, il quale, preso alla sprovvista da tale gesto non riuscì a far altro che stare fermo per un secondo.

Sorrisi a quel gesto, era proprio da lui essere insolente anche davanti alla sua morte... Ma sapevo anche che lui mi aveva offerto l'occasione di poterli salvare entrambi.

Non attesi un istante di più, corsi più veloce che potevo per raggiungerlo, tanto che per un istante pensai di poter volare. Un ruggito inumano sfuggì dalle mie labbra quando gli arrivai addosso. Lo spinsi indietro, allontanandolo da Camila e da Esteban. In un primo momento lo colsi di sorpresa, tenendogli testa nella forza fisica. Ma non appena ebbe preso coscienza di quello che stava succedendo reagì immediatamente.

"Questa volta hai sbagliato!" Urlò, mentre con estrema agilità schivava i miei attacchi. Aggrottai la fronte, nel vedere sul suo volto un'espressione divertita.

Io continuavo il mio attacco, cercando di colpirlo, lui, continuava a schivarmi... Per qualche minuto continuammo così, che se esistesse solo questo gioco tra di noi. Ma poco dopo, il suo volto divenne serio e cupo. E iniziò a contrattaccare. I suoi pugni erano veloci, troppo per me...

Uno... Due... Tre...

Il suo quarto attacco mi colpì inaspettatamente in pieno volto. Feci qualche passo indietro andando a sbattere contro l'altare, senza mai distogliere lo sguardo da lui. Sicuramente era più abile e forte del fratello. Mentre cercavo di recuperare l'equilibrio lui si risistemò i vestiti e prese una posizione retta e composta.

"Questa è la fine per te Bambola di Porcellana, torna ad essere cenere..."

 Fece un singolo gesto con la mano destra. Non capì subito cosa stesse facendo, poi iniziai a vedere delle spesse braccia d'ombra salire dal pavimento, e lentamente si stavano avvolgendo alle mie gambe e alle mie braccia. Erano tremendamente forti, e per quanto tentassi non riuscì a liberarmi da esse. Ero bloccata, in trappola.

Con un ghigno malvagio mi guardò nella mia impotenza. Poi lentamente si ricompose e si diresse verso Camila. "Io so benissimo che tieni moltissimo a questa giovane ragazza, dopotutto chi non si affezzionerebbe a lei? E' dolce, e molto intelligente... Un agnello da nutrire a sazietà." Quando le fu davanti estrasse un piccolo pugnale dalla giacca lunga. Iniziò a giocherellare con l'arma, spostandola da una mano all'altra, mentre con gli occhi sembrava assaporare la sua prossima vittima.

"Non osare!" Urlai. Cercai di nuovo di divincolarmi da quelle braccia fatte d'ombra, ma ero impotente... Non potevo guardare senza far nulla, dovevo trovare un modo per liberarmi e fargliela pagare.

"Sai, inizialmente pensai di ucciderti, per aver messo fine alla non vita di mio fratello, poi ho iniziato a seguirti, e a conoscerti meglio... Ora so che la vita di questi due mortali valgono più della tua non vita... Ti lascerò vivere con il rimorso che tu sei stata l'artefice della sua morte." Disse con un filo di voce.

Tutto iniziò ad avere dei contorni rosso sangue, la chiesa, l'altare, il Cristo, Damian, Camila ed Esteban. Capivo che ormai il mio controllo era instabile e la sete che provavo iniziò a bruciare nella mia testa.


Si portò più vicino a Camila, e non appena sollevò il pugnale fu colpito da una massa di qualcosa. Inizialmente non capì nemmeno io cos'era successo. Poi osservando meglio vidi il corpo di Esteban steso di lato accanto a quello di Damian. Aveva le braccia rotte e le spalle lussate, ma era riuscito ad alzarsi e a scaraventarsi sul vampiro prima che questo potesse far del male a Camila.

Ma Damian era ancora lontano dall'essere sconfitto. Lentamente si stava rialzando...: "Figlio di un cane. Ucciderò prima te, e poi mi nutrirò di quella piccola e innocente ragazza... Non lo sai che il sangue degli innocenti ha un sapore ancora più dolce...?"Una volta in piedi, osservò il corpo di Esteban e iniziò a percuoterlo, con i calci, con i pugni... Poi si accorse di aver perso il pugnale. Si voltò per cercarlo, e una volta individuato si apprestò a recuperarlo. Si volse di nuovo verso Esteban: "Di le tue ultime preghiere Hijo de puta! Osserva il tuo giovane mortale servitore morire Bambola di porcellana..." Alzò la mano che teneva l'arma e si preparò per affondare il colpo.

Non so nemmeno io cosa successe di preciso. Quando lo vidi colpire ripetutamente Esteban, e prima ancora mentre si avvicinava a Camila, pensando di nutrirsi di lei... Tutto mi aveva dato alla testa. Non avevo mai provato tale rabbia, ne avevo mai provato tanta sete... Decisi di fare un ultimo tentativo e cercai di contrastare la forza di quelle braccia informi, che sotto una pressione così forte e inusuale anche per me si spezzarono. Non appena fui libera mi avventai su Damian, che ora mi dava le spalle. Non riuscivo a pensare ad altro se non a liberare Camila e salvare Esteban. Presa da una furia cieca lo scaraventai di lato, liberando Esteban dal peso del vampiro. Guardai Damian, senza in realtà vedere chiaramente il suo volto. Sapevo solo che dovevo liberarmi di lui, che se non avessi messo fine a tutto questo non avremmo più avuto un futuro. E in un impeto di follia omicida, mi avventai sul suo collo per bere quanto più sangue potessi.

Bevvi, bevvi,e bevvi ancora. Il suo sangue bruciava nella mia gola, facendomi impazzire ancora di più. Sentivo la sua anima combattere per resistere e sopravvivere, ma io avevo sete, dovevo calmare lei e la sua rabbia. Non potevo perdonarlo.

 Per lui c'era solo un mostro con gli occhi rossi e le fauci affamate. E nonostante ciò bevvi ancora, fino a quando la sua anima non ebbe più segreti. Vidi la sua vita mortale, i giochi e i sogni di un bambino... Vidi l'amore di un fratello che colmava le tenebre in cui era sprofondato... E poi non vidi più nulla. Solo allora mi accorsi che tra le braccia non avevo nient'altro che un cumulo di cenere che un tempo era stato il mio nemico.

Restai in ginocchio per qualche istante, lasciando che il suo sangue e la sua anima scorressero nel mio essere... Sapevo di aver fatto una cosa orribile, di aver bevuto non solo il suo sangue, ma anche la sua anima e i suoi sogni... Sapevo che era stato necessario.

Non appena ripresi coscienza del mio essere e non appena recuperai la calma abituale, mi avvicinai alla piccola Camila, la slegai e la coprì con il mio soprabito, lasciandola per un istante appoggiata all'altare, sebbene fosse ancora priva di coscienza, stava bene, non aveva subito nemmeno un graffio. Poi vi voltai verso Esteban.

E tremai per quello che vidi...

Sebbene il mio attacco fosse stato repentino, Damian era riuscito nell'intento di colpirlo gravemente con il pugnale. Aveva bisogno di aiuto. Non potevamo stare ancora per molto in quella chiesa, così presi entrambi e mi diressi verso casa nostra più veloce di quanto l'occhio mortale possa vedere.

Sistemai Camila alla bene e meglio sebbene con cura. Poi mi dedicai alle ferite di Esteban. Lo sistemai vicino al camino, sudava freddo ed era febbricitante. La maggior parte delle ferite poteva essere curata con qualche goccia del mio sangue, ma la ferita che gli aveva inferto con il pugnale era letale. Non restava molto tempo per fare qualcosa. Portarlo da un medico equivaleva a lasciarlo morire... Ma non potevo nemmeno guarire quella ferita come le altre...

Non pensai nemmeno per un istante di lasciare che la sua vita terminasse. Ormai era troppo legato a Camila e troppo a me.

Non avevo tempo per altro... Non sapevo nemmeno esattamente come fare a salvarlo, quindi decisi di affidarmi all'istinto.

Bevvi il sangue in eccesso dalla ferita del pugnale, sentì il suo cuore battere come un insieme di tamburi, sempre più forte, sempre più veloce., come una musica incessante. Poi  quando quella strana melodia sembrava al suo culmine smisi. Se avessi continuato, lui sarebbe morto... E invece io mi recisi un polso e lo accostai alla sua bocca.

Mentre il mio sangue colava nella sua bocca per donargli la non vita, mi chinai appena verso di lui e gli sussurrai:

"Perdonami..."

Fine

Firmato BloodyDarkness
Alle ore 15:58
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venerdì, 12 dicembre 2008

Il principio della fine (prima parte)

I giorni passarono, divennero settimane, e poi mesi, alla fine si tramutarono in anni.
Anni in cui tutto andò bene, o quasi.

Costrinsi Esteban a ritornare alla sua vita quotidiana, vincolandolo a tornare ogni sera da me e Camila. All'inizio era quasi restio a lasciare la piccola Camila in giro da sola, poi lentamente si convinse che fosse la cosa giusta. Così tornò al suo solito vivere quotidiano, tra donzelle e vino. La sera invece gli davo consigli di ogni sorta sul nostro modo di vivere, sebbene lui al momento ne potesse assaggiare solo una piccola fetta. Nei primi giorni non credeva a cosa avrebbe potuto fare in futuro, ma quando iniziò a constatare di persona che era più forte, più resistente e più veloce... Nessuno più lo fermò.

Divenne spavaldo, con  un risolino perenne sul volto... Un vero e proprio Hijo de puta.

Per Camila invece era tutta un'altra cosa. Di giorno seguiva le sue lezioni, di sera cercava con tutte le forze di farmi compagnia, raccontandomi tutto quello che faceva e chiunque incontrasse. Ma Toledo non era grandissima, e io ogni notte mi svegliavo con il terrore nel cuore di non trovarla a casa, ma accanto al suo giovane fratello mortale. Tuttavia per tutto il tempo che restammo li non incontrò mai la famiglia che si era lasciata alle spalle.

Di contro ogni notte io speravo che non vi fosse nessun altro immortale in quella città che avrebbe un giorno rivendicato la morte della creatura che avevo ucciso tempo addietro. Fu arrogante e superficiale da parte mia, ma al tempo ero giovane, e oltre al mio sire non avevo avuto modo di confrontarmi con altri della mia specie.

Accadde tutto un anno dopo esatto.

All'alba andai a dormire con un peso sul cuore, come se la mia anima ormai dannata fosse stata in grado di predire gli orrendi e catastrofici accadimenti della notte successiva. Ma io non vi badai, non volendo darle ascolto. Quando mi svegliai al tramonto, vi era ancora una fievole luce che si attardava a spegnersi.

Non appena aprì gli occhi tutto sembrò immediatamente immoto.


Non vi era animale, essere umano e nemmeno una foglia di vento che facesse il minimo rumore, sembrava che la natura intera tenesse il respiro sospeso.

Cercai di aquire l'udito per percepire un solo suono, sebbene potessi sentire rumori assai distanti tutto era silenzio. Aprì gli occhi, come se la cosa potesse essere di aiuto, e attesi un istante prima di alzarmi dalla mia bara. Mi misi a sedere, e cercai di nuovo di captare il crepitio del fuoco, o i lievi passi di Camila in casa.

Nulla.

Allora mi alzai lentamente, e iniziai a controllare la cantina dove vi era tutta la mia roba. Era tutto in ordine, nessuno vi era entrato, ne ero certa. saliì le scale, nemmeno il mio passo produceva alcun rumore sul marmo freddo della casa. Controllai il lungo corridoio e l'intero primo piano...

Nulla.

Con orrore, mi fermai davanti alla porta chiusa della stanza di Camila. Afferai la maniglia e l'aprì.

Vuota.

Così scesi al pian terreno.

La casa era avvolta da un freddo pungente, e il silenzio immoto che l'avvolgeva ne gravava ancora di più il sentore. Mi portai davanti al camino. Le ceneri al suo interno erano fredde anch'esse. Non vi era stato nessuno che avesse avuto la necessità di accenderlo quella sera. Mi sedetti davanti ad esso. Le gambe accavallate, le braccia conserte, la schiena dritta e gli occhi chiusi. Andai con il pensiero a cercare la giovane mente di Camila...

Niente.

All'improvviso un lieve e fugace alito di vento mi fece solleticare il collo, costringendomi a voltare il capo verso il pianoforte che era solita suonare Camila.
Mi alzai e mi diressi verso di esso. Mi sedetti sul piccolo sgabello e appoggiai le mani sui tasti bianci e neri.

Ora sapevo.

Chiunque fosse stato era entrato senza alcun rumore, aveva sorpreso Camila mentre ancora suonava nell'attesa del mio risveglio, e l'aveva portata con se. Un insieme di manti neri l'avvolgeva nelle tenebre più fitte e buie. Potevo sentire il suo terrore nelle mie vene. Bruscamente ritornai al presente, e il mio sguardo si posò sullo spartito chiuso. Infilato con non curanza vi era un pezzo di carta ingiallito. Lentamente sfilai il pezzetto di carta e lo lessi:

"Chiesa di San Juan de Los Reyes."

Altro non diceva. Non avevo intravisto nessun volto, o parte di esso... Solo un gran freddo.

Prima che qualsiasi altra cosa potesse essere pensata mi apprestai ad uscire di casa, e mi diressi all'abitazione di Esteban.

Anche questa era vuota, e il freddo regnava sovrano. Ma differentemente dal mio alloggio, qui vi era stata una lotta, mobili e porcellane erano infrante sul pavimento. Diversamente da Camila, Lui si era difeso... Ma, come prevedibile alla fine soccombette.

Sospirai, e volsi gli occhi al cielo pensando:

"Che cosa avevo fatto..."

Ma questo non era il tempo delle lacrime o delle congetture. Velocemente, come solo noi immortali possiamo muoverci, usciì dalla casa e mi diressi alla chiesa di San Juan de Los Reyes.  monastero

Nel cuore sapevo che quella notte non sarebbe stata mai dimenticata da coloro che vi parteciparono, avrei potuto perdere Camila, o Esteban, o ancora la mia natura di immortale, tornando ad essere quello che siamo tutti, cenere.

E tutto perchè avevo vissuto liberamente e a cuor leggero, senza interrogarmi sul perchè dell'esistenza di questa non vita e sopratutto senza badare agli altri appartenenti della mia specie, sopratutto se ad essi era stato fatto un torto, come quello di aver ucciso qualcuno a lui caro...


 

Continua...

 

Firmato BloodyDarkness
Alle ore 07:02
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In: caccia, abbraccio, mortali, incontri immortali


lunedì, 15 settembre 2008

L'indignazione non basta

Ho copiato la lettera di una Madre offesa.

Alla CA. Gentile Direzione Carrefour di Assago.

Mi chiamo Barbara e sono la mamma orgogliosa di un bambino autistico di quattro anni.

Nel vostro sito, leggo della Vostra missione e soprattutto del Vostro impegno nel sociale. "La nostra capacità di integrarci con il territorio in cui siamo presenti, di comunicare con le istituzioni locali e di sostenere progetti sociali e associazioni umanitarie si riscontra attraverso azioni concrete: 

Lasciatemi dire che oggi nel punto vendita di Assago avete sfiorato la discriminazione punibile per legge. Era previsto un evento che mio figlio aspettava con ansia: il tour delle auto a grandezza reale del fim Cars. Vestito di tutto punto con la sua maglietta di Cars, comprata DA VOI, oggi l'ho portato emozionatissimo, ad Assago. Vista la posizione di Saetta, ci siamo avvicinati per fare una foto. Click, click, click, bimbo sorridente a lato della macchina. Avevate previsto un fotografo, sui sessant'anni, sembrava un rassicurante nonno con una digitale da 2000 euro, collegata a un pc dove un quarantacinquenne calvo digitalizzava un volantino carinissimo con le foto dei bimbi di fronte a Saetta, stampate all'interno della griglia di un finto giornale d'auto. Una copertina, insomma, che i bimbi chiedevano a gran voce e avrebbero poi incorniciato in una delle costose cornici in vendita nel Vostro reparto bricolage. Chiaramente, il mio biondino, che purtroppo per la sua malattia non parla (ancora), mi ha fatto capire a gesti che gli sarebbe piaciuto. Per quale ragione non farlo? Semplice, lo avrei capito dopo poco.

Attendo il turno di mio figlio, con estrema pazienza, e senza disturbare nessuno. Ci saranno stati una ventina di bambini, non di più. Non cento, una ventina.

Arriva il turno del mio piccolo, e non appena varca la transenna, resta il tempo di ben DUE SECONDI girato versio il suo idolo a grandezza naturale, invece di fissare l'obiettivo del fotografo. Mi abbasso, senza dar fastidio alcuno, scivolo sotto la corda e da davanti, chiedo a mio figlio di girarsi. Il fotografo comincia a urlare "Moviti! Non siamo mica tutti qui ad aspettare te". Mio figlio si gira, ma non abbastanza secondo il "professionista". Gli chiedo "Per favore, anche se non è proprio dritto, gli faccia lo stesso la foto..." "Ma io non ho mica tempo da perdere sa? Lo porti via! Vattene! Avanti un altro, vattene!" Un bambino a lato urla "Oh, mi sa che quello è scemo" e il vostro Omino del Computer, ridendo "Eh, si! Vattene biondino, non puoi star qui a vita!" Mio figlio, che non è SCEMO, non parla ma capisce tutto, sentendosi urlare dal fotografo, da quello che digitalizzava le immagini e dalla claque che questi due individui hanno sollevato ed aizzato, si mette a piangere, deriso ancora dal fotografo che lo fa scendere dal piedistallo di fortuna che avete improvvisato davanti alla macchina, facendolo pure inciampare. A nulla valgono le imbarazzate scuse della guardia giurata, che poco prima aveva tranquillamente familiarizzato con mio figlio. L'imiliazione che è stata data dai Vostri incaricati, che avrebbero dovuto lavorare con i bambini, a un piccolo di quattro anni che ha la sfortuna di avere una sindrome che poco gli fa avere contatto visivo con il resto del mondo e non lo fa parlare, è stata una cosa lacerante. In lacrime, con il torace scosso dai singhiozzi, umiliato, deriso, leso nella propria dignità di bambino non nurotipico. Una signorina, con la Vostra T-Shirt, mi si è avvicinata per chiedermi cosa fosse successo. Alla mia spiegazione, dopo averle detto che il piccolo aveva una sindrome autistica, mi ha detto "Ma se non è normale non lo deve portare in mezzo alla gente".

Sono stata talmente male da non riuscire a reagire, ho dovuto uscire all'aria aperta, con il bambino piangente, per prendere fiato dopo tanta umiliazione.

Ho pianto. Dal dolore.

Questo è l'articolo 2 comma 4 della legge 67 del 1 Marzo 2006, a tutela dei soggetti portatori di handicap:

Vorrei sapere come intendete agire, se con una scrollata di spalle come i Vostri dipendenti, di fronte a un trauma che avete fatto subire ad un bambino che già dalla vita è messo ogni giorno a dura prova.

Manderò questa mail in copia alla segreteria dell'Onorevole Carfagna e alla redazione di Striscia la Notizia oltre a pubblicarla sul mio sito personale.

Tacere non ha senso, e ancora minor senso hanno le umiliazioni che io e mio figlio abbiamo sibito oggi.

 BlackCat

Reyko

 

 

 

 

Firmato BloodyDarkness
Alle ore 18:08
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In: off topic


lunedì, 15 settembre 2008

Mille volte Grazie

 

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E' con grande emozione e affetto che ringrazio DamneDoLL (DamneDoLL) e la dolcissima Elisabetha (Elisabetha) per il premio che mi hanno conferito.

Cosa significa “Brillante Webloglive”: siti e blog che risaltano per la loro brillantezza sia nei temi che nel design. E con lo scopo di promuovere tra tutti, ancora una volta, la webloglife nel mondo!

 

Queste sono le regole:

Al ricevimento del premio, bisogna scrivere un post mostrando il premio e citando il nome di chi l'ha assegnato, con il link al suo webloglive.

- Bisogna scegliere un minimo di 7 bloglive (o anche di più!) che si crede siano brillanti nei temi e nel design;

- Bisogna esibire il loro nome ed il loro link.

- FACOLTATIVO: esibilre foto o profilo di chi ha premiato e di chi viene premiato.

 

Esteban Delgado: Per essere sempre così avvincente nelle sue storie e avere un gusto estetico eccezionale, e anche perchè senza di lui non sarei qui! Grazie.

 Saint Cassandra: Per il suo inestimabile gusto nel presentare e nel raccontare le sue storie.

 Elisabetha: Per la dolcezza con cui scrive.

 Saphir: Perchè le sue storie sono un incantevole intreccio tra personaggi stupendi.

 Marius: Per le sue dolci parole che lasciano sempre senza fiato.

 SilentHell: Nessuno riesce a esprimere meglio di lei i tormenti di anime come le nostre.

 Dorian: Per la dolcezza con cui riesce a scrivere.

 Liah Lang: Per l'originalità della sua storia.

Un abbraccio a tutti Voi.

Reyko

Firmato BloodyDarkness
Alle ore 10:01
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In: premi ricevuti


Pagine


Gocce d'Eternità


*ADC*

Prede di Reyko

Reyko s'e' nutrita di *loading*prede

I piaceri del sangue

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L'albero di Sakura








© Angelidicarta


Numero di Destino: 14
Colore: Azzurro
Amuleto personale: Lapislazzuli, Tomalina azzurra
Amuleto in casa: Piramide di onice nero
Simbologia: Calma e Disciplina
Rituale: Tenendola con se, durante la luna crescente, vi propizia in una situazione di opposti indipendentemente da quale opposto desiderate. Bianco o nero senza mezzi termini. La Temperanza rappresenta il moto continuo delle cose che con calma e armonia si fondono e si trasformano l'una nell'altra. L'unione degli opposti. E' la carta della disciplina e dell'attesa paziente, della serenità e della coscienza, della valutazione e della moderazione. Invita a prendersi tutto il tempo necessario. ADC


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